Tumori: in Italia diagnosi e terapie di precisione ancora a disposizione di pochi pazienti

In Italia oltre 4 pazienti oncologici su 10 (45,8 per cento) convive con un tumore provocato da un’alterazione del genoma che potrebbe essere colpita da un farmaco a bersaglio molecolare. Ma meno di un quarto di loro (11,7 per cento) riceve un trattamento adeguato.
Segno che il trasferimento della medicina di precisione nella pratica clinica è ancora lontano dal completarsi.
Ricercare le mutazioni genomiche per offrire la terapia più efficace
A confermare quello che sia clinici sia le associazioni di pazienti ripetono da tempo, sono le conclusioni dello studio Rational: pubblicato sull’European Journal of Cancer. Un’indagine multicentrica che ha coinvolto 44 ospedali sparsi lungo la Penisola, al fine di fotografare la situazione italiana rispetto all’utilizzo dei test di sequenziamento genetico di nuova generazione.
“Si tratta di esami che consentono una migliore identificazione di tutte le mutazioni di un tumore e che favoriscono pertanto l’accesso ai nuovi farmaci molecolari – sottolinea Nicola Normanno, direttore del dipartimento di ricerca traslazionale dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e responsabile scientifico dello studio -. Il loro utilizzo risulta ancora basso, soprattutto quello dei test con pannelli ampi che abbiamo invece offerto ad alcuni pazienti arruolati nel nostro studio”.
Ancora difficile l’accesso a tutti i farmaci a bersaglio molecolare
I dati raccolti risultano in linea con quelli di altri Paesi europei e ribadiscono l’estrema eterogeneità biologica di alcune malattie come il tumore del polmone o quelli al seno, del pancreas e delle vie biliari. Una complessità che richiederebbe anche trattamenti adeguati: cuciti su misura della malattia di ogni paziente.
Cosa che invece non accade tutte le volte in cui sarebbe necessaria. Soltanto l’11 per cento dei malati che hanno ottenuto una profilazione genomica approfondita sono poi riusciti ad accedere alle terapie mirate disponibili.
“Questo pone al centro una problematica oggi sempre più rilevante – afferma Carmine Pinto, direttore dell’unità operativa complessa di oncologia medica dell’Irccs Arcispedale di Reggio Emilia a presidente della Federazione Italiana dei Gruppi Oncologici Cooperativi (Ficog) –. Ovvero come garantire l’accesso ai farmaci off label sulla base sia di un’alterazione molecolare evidenziata dal next-generation sequencing sia dalla successiva valutazione del molecular tumor board istituzionale che ha dato indicazione alla prescrizione del farmaco”.
Gli oncologi: “Servono indicazioni chiare da parte dell’Aifa”
Nessuna delle modalità attualmente utilizzabili – la legge 648/96, l’articolo 48 della 326/2003, i decreti ministeriali sull’uso compassionevole, quello terapeutico e sull’impiego di farmaci di fascia C – può infatti governare l’impiego off-label dei farmaci come richiesto dalla profilazione genomica. “Con queste modalità di accesso a questo tipo di farmaci, le attuali tempistiche non sono compatibili con la pratica clinica”, aggiunge Pinto.
Si determinano così importanti diversità di comportamento e disuguaglianze regionali nell’accesso alle cure più appropriate. “È necessario che l’Agenzia Italiana del Farmaco dia indicazioni per questi casi specifici – conclude l’esperto -. La bozza di decreto ministeriale sui molecular tumor board attualmente in discussione interviene su questa tematica, ma richiede una migliore definizione e chiarezza sui livelli di evidenza e le modalità di accesso ai farmaci. Il sistema sanitario nazionale italiano può essere all’avanguardia anche in questo settore ma c’è bisogno al più presto di nuove regole per migliorare le prospettive dei malati”.
Fonte: aboutpharma.com























