Sito Epatite C
Sito Epatite B
Sito Steatosi
Portale Epatite e malattie del fegato
Sito Cirrosi
Sito Tumori
Sito Trapianti
Malattie autoimmuni

Trapianti: mille di fegato l'anno in Italia, organi sempre piu' vecchi

Milano, 23 apr. (Adnkronos Salute) - Organi sempre più vecchi e sempre meno in buono stato. Così è cambiato negli ultimi 10 anni il trapianto di fegato in Italia, e in generale in tutta Europa. "A causa dell'invecchiamento progressivo della popolazione, infatti, l'età dei donatori è molto aumentata". Compromettendo così la qualità della 'materia prima' a disposizione dei pazienti che necessitano di un fegato nuovo per continuare a vivere. E' il problema segnalato da Andrew K. Burroughs del Royal Free Hospital di Londra, oggi a Milano per il 43esimo meeting annuale dell'Associazione europea per lo studio del fegato (Easl).

"In Europa si eseguono ogni anno 5 mila trapianti di fegato, di cui circa mille in Italia - ricorda l'esperto - La prima indicazione per l'intervento è l'epatite C degenerata in cirrosi, anche se oggi l'operazione è indicata anche in caso di tumore epatico. Mentre nei Paesi del Nord Europa le donazioni sono ferme da 10 anni - precisa Burroughs - l'Italia è, con la Spagna, il Paese europeo che conta più donatori.

Certo, se le donazioni raddoppiassero si potrebbero salvare molti più malati", ammette lo specialista. Ma almeno per la Penisola il 'nodo' principale oggi non riguarda tanto il numero di donatori, quanto appunto la loro età. I dati di sopravvivenza sono buoni: "Pari al 90% a un anno dall'operazione, al 70% a 5 anni e al 65% a 10". Anche se, continua il medico, "nel 20% circa dei trapiantati affetti da epatite C il virus attacca anche il fegato nuovo entro 5 anni. A volte si procede a un secondo trapianto, ma non sempre è possibile".

La ricerca di settore è dunque impegnata a studiare nuovi e più efficaci antivirali, nonché a trovare il sistema per migliorare la qualità di tutti gli organi da impiantare, evidenzia. Il congresso meneghino riunirà fino al 27 aprile circa 7 mila tra medici e ricercatori da tutto il mondo, per un totale di 150 presentazioni orali e oltre 800 poster scientifici. Per contrastare l'emergenza malattie epatiche, il segretario generale dell'Easl Jean-Michel Pawlotsky propone al Vecchio Continente una strategia in 4 mosse. Innanzitutto "l'Ue deve incoraggiare la ricerca, includendo l'epatopatia fra le priorità del settimo Programma quadro", dice l'esperto.
 
Secondo, l'Unione europea "deve impegnarsi di più nella prevenzione dell'epatite virale e delle sue conseguenze, con politiche ad hoc, campagne di sensibilizzazione e piani di monitoraggio e sorveglianza". Terzo, "l'Ue dovrebbe contrastare il consumo di alcol fissando linee guida ambiziose, raccogliendo dati e promuovendo programmi di informazione ed educazione sui danni delle bevande alcoliche sul fegato". Quarto, infine, "il cancro: poiché in moltissimi casi è possibile prevenire il carcinoma epatico grazie a interventi di sanità pubblica finalizzati a promuovere il trattamento dell'epatite, a prevenire l'abuso di alcol e a incoraggiare una dieta sana, è necessario che l'Ue assuma oggi un ruolo di primo piano in questo ambito", conclude Pawlotsky.

Vuoi ricevere aggiornamenti su questo argomento? Iscriviti alla Newsletter!

Quando invii il modulo, controlla la tua casella di posta elettronica per confermare l’iscrizione