Testa a testa elbasvir/grazoprevir vs sofosbuvir/interferone/ribavirina, ecco il vincitore
Chi è più efficace nei pazienti con epatite C, l'associazione elbasvir/grazoprevir oppure la combinazione sofosbuvir più interferone peghilato e ribavirina? Il testa a testa, i cui risultati sono stati presentati a Barcellona in occasione della 51° edizione dell'International Liver Congress, è stato vinto da elbasvir/grazoprevir sia in termini di sicurezza che di efficacia.
Chi è più efficace nei pazienti con epatite C, l’associazione elbasvir/grazoprevir oppure la combinazione sofosbuvir più interferone peghilato e ribavirina? Il testa a testa, i cui risultati sono stati presentati a Barcellona in occasione della 51° edizione dell'International Liver Congress, è stato vinto da elbasvir/grazoprevir sia in termini di sicurezza che di efficacia.
L’associazione elbasvir/grazoprevir, che è stata recentemente approvata dall’FDA e dall’Health Canada, è un regime orale da assumere una volta al giorno per un ciclo di 12-16 settimane di trattamento.
Sofosbuvir insieme a interferone peghilato (peg-IFN) e ribavirina (RBV) era raccomandato prima dell’aggiornamento delle linee guida come trattamento per l’HCV.
Ad oggi, non erano mai stati fatti studi di confronto diretto tra nuovi trattamenti basati su farmaci antivirali ad azione diretta contro l’epatite C” ha commentato il dr. Jan Sperl dell’Institute for Clinical and Experimental Medicine di Praga. “La combinazione di elbasvir e grazoprevir ho mostrato migliore efficacia rispetto alle opzioni terapeutiche precedentemente raccomandate con peg-IFN e RBV, questo garantisce ai medici un’altra opzione di trattamento contro questa infezione”.
Lo studio denominato C-EDGE Head-to- Head è stato di tipo randomizzato, a gruppi paralleli e ha arruolato pazienti con HCV di genotipo 1 e 4 che non avevano mai ricevuto trattamenti o che avevano subito fallimento col trattamento a base di peg-IFN e RBV.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere in rapporto 1:1 per 12 settimane la combinazione elbasvir/grazoprevir (50 mg/100 mg) o il sofosbuvir (440 mg) con peg-IFN e RBV.
L’endpoint primario di efficacia dello studio era il raggiungimento della risposta virologica sostenuta (virus negativo nel sangue) 12 settimane dopo l’interruzione della terapia (SVR12).
I risultati hanno mostrato che la combinazione elbasvir/grazoprevir è efficace sul genotipo 1 e 4 dell’HCV con pochi effetti collaterali rispetto alla combinazione col sofosbuvir.
L’SVR raggiunta dalla nuova combinazione è stata del 99,2% (128 su 129 pazienti) rispetto al 90,5% (114/126) del gruppo con sofosbuvir.
Elbasvir/grazoprevir ha mostrato efficacia superiore soprattutto nel sottogruppo considerato in passato difficile da trattare (cirrotici, pazienti con inziale viremia elevata e precedenti soggetti non responsivi al peg-IFN/RBV).
Inoltre, anche la sicurezza si è dimostrato superiore per la nuova combinazione grazie all’assenza degli effetti collaterali normalmente associati ai vecchi farmaci tra cui bassa conta di globuli rossi e bianchi, stato simil influenzale e febbre.
Il segretario generale dell’EASL, il prof. Laurent Castera, ha evidenziato: “Esiste una consistente mole di dati sui trattamenti per l’HCV e i nuovi dati danno alla comunità medica un’ulteriore opzione terapeutica per combattere questa infezione”.
Fonte: pharmastar.it























