Malattie al fegato, lo studio. Il ruolo degli inquinanti sui luoghi di lavoro

L’analisi del Sant’Orsola è andata avanti per tre anni su 201 pazienti. La maggioranza è stata esposta a gas, vernici, solventi e svariati metalli. .
Materiali inquinanti sul luogo di lavoro e sviluppo di malattie epatiche: una ricerca condotta dal Sant’Orsola ha riscontrato una possibile correlazione tra questi due elementi.
L’esposizione prolungata per diversi anni a inquinanti quali metalli, coloranti, refrigeranti a cloro, emissioni di gas di scarico e pesticidi porterebbe a una maggiore probabilità di incorrere in gravi malattie del fegato.
"Ci tengo a specificare che l’intento non è quello di suscitare allarmismi, per stabilire una correlazione causa-effetto con specifici inquinanti servirebbero ulteriori studi" sottolinea Francesco Tovoli, ricercatore dell’unità operativa di Medicina interna, malattie epatobiliari e immunoallergologiche (diretta da Fabio Piscaglia).
"La nostra ricerca ha però dimostrato che l’esposizione può rappresentare, in determinate condizioni, un ulteriore fattore di rischio. Il nostro obiettivo è la prevenzione, per evitare che insorgano future forme di cancro e cirrosi".
La ricerca si è svolta dal 2018 al 2021 su 201 pazienti affetti da steatosi epatica (nota come malattia del fegato grasso), una condizione molto comune.
I 201 pazienti sono stati divisi in due gruppi, chi non manifestava alcun sintomo e chi invece aveva riscontrato complicazioni, e gli è stato chiesto di compilare un questionario sulle loro abitudini di vita, lavoro, esposizioni a sostanze tossichi.
Dei pazienti con complicanze, il 27% è stato esposto a lungo termine a coloranti, pigmenti, vernici e resine (contro il 14% dei pazienti senza complicanze), il 20% a gas di scarico (contro il 9% del secondo gruppo), il 33% a solventi (contro il 21%), il 44% a metalli (contro il 14%).
Fonte: ilrestodelcarlino.it























