La Lorenzin tace sul farmaco d’oro
Costa 5mila volte di più che in Egitto. Silenzio assordante sul sofosbuvir, perché il ministro non parla sul prezzo folle del medicinale anti epatite-C?
Sul farmaco d'oro regna il silenzio. Il Ministro della Salute, già nella bufera per la campagna sul Fertility day, non risponde lasciando a bocca asciutta migliaia di malati. L'Azienda del Farmaco risponde con note vecchie di mesi rispondendo a uno scaricabarile sulle spalle della sanità pubblica. Come coniugare il diritto inviolabile alla salute con l’assegnazione di un giusto prezzo? scriveva l’Aifa il 26 gennaio scorso sul proprio sito, proprio in merito al trattamento contro l’Epatite C tramite Sofosbuvir. La risposta, a nove mesi di distanza, pare non sia stata ancora partorita se ad oggi un’interrogazione in Senato prova a far chiarezza proprio sulla trattativa riservata con la casa produttrice per la definizione del costo e sulla gestione della vicenda. Il farmaco, secondo l’Azienda, segna un punto di non ritorno per aver messo in discussione i sistemi sanitari globali sulla valutazione del prezzo adeguato per un trattamento innovativo che promette di eradicare una malattia seria. Ma nei fatti risulta inaccessibile nel nostro Paese al punto da aver incentivato il«turismo terapeutico». Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, più volte contattata da Il Tempo, ha evitato di rispondere. «Impegnata in consiglio dei ministri» non ha trovato un minuto di tempo per ripondere a domande su un tema delicatissimo che sta a cuore a tantissima gente. D’altronde, come hanno tenuto a precisare dal suo ufficio stampa,«è l’Aifa che tratta il prezzo dei farmaci, il medicinale in questione è fornito gratuitamente dal sistema sanitario. Il paziente meno grave va a comprare medicinali in altri paesi, per gli altri non ha costo». Già, ma sulle casse dello Stato il prezzo proibitivo pesa, eccome. Perché se il Paese acquista il farmaco per curare i propri malati, e l’Italia è nello specifico uno dei paesi europei con il maggior numero di persone positive al virus (circa 800mila), sono i cittadini a pagare. E se il Ministero della Salute non tratta i prezzi, quanto meno ha il compito di vigilare sul loro andamento. Nella nota l’ Aifa si chiedeva «su quali basi l’azienda farmaceutica avesse deciso il prezzo di lancio del sofosbuvir (il principio attivo) nello stesso momento in cui per gli stessi motivi, negli USA, il presidente della Commissione Finanza del Senato iniziava un’indagine formale nei confronti dell’Azienda.
Dopo un anno e mezzo d’inchiesta non si sono usate mezze misure, arrivando a denunciare come l’Azienda abbia calcolato il prezzo di «posizionamento» iniziale del suo farmaco seguendo l’unico obiettivo della massimizzazione del profitto, a prescindere dalle conseguenze sulle persone e sui sistemi sanitari. La casa produttrice era consapevole che ad un prezzo di lancio pari a 84.000 $ per 12 settimane di trattamento il farmaco sarebbe stato fuori dalla portata di milioni di persone e avrebbe causato certamente problemi ai programmi assistenziali Medicare e Medicaid negli USA, ma è andata comunque avanti». In Egitto, dove il ciclo completo di cura costa 5mila volte di meno, il Ministro della Salute ha stipulato un accordo con la stessa casa farmaceutica, ha spiegato Lucio Barani (Ala) nell’interrogazione, riuscendo a fissare il costo della terapia a poco più di 800 euro. Il costo di produzione non supera, d’altronde, i 300euro. Eppure in Italia un ciclo completo di cura varia dai 40 ai 45mila euro.
Secondo i pm di Torino in India il prezzo dello stesso farmaco sarebbe addirittura di un euro. Un caso limite e sul quale sarebbe opportuno fare delle verifiche, ma il principio attivo sofosbuvir costa comunque molto meno in qualsiasi altro paese rispetto a quanto pagano Europa o Usa. Di pochi giorni fa l’appello della FNOMCeO, la Federazione degli ordini dei medici chirurgi e odontoiatri, che chiedeva di rendere i farmaci anti epatite C accessibili a tutti i malati attraverso la produzione del generico a un prezzo più "abbordabile" per il Servizio sanitario nazionale. Già il 28 luglio scorso, in occasione della Giornata mondiale dell'Epatite, numerose associazioni hanno chiesto al premier «una maggiore accessibilità ai farmaci e risorse aggiuntive necessarie a garantire un accesso universale alla terapia». Anche per porre fine al turismo farmaceutico. Intanto, la Corte d'appello di Roma ha dato ragione a un malato di epatite che aveva comprato on line il farmaco in India e che gli era stato bloccato alla frontiera.
Fonte: iltempo.it























