La gestione della cirrosi epatica è anche questione di genere
Benché le attuali linee guida non facciano distinzione di genere, gestire la cirrosi epatica nelle donne richiede interventi specifici sotto diversi punti di vista: dal counselling, alle questioni prettamente femminili come la gravidanza, passando anche per lo screening per eventuali complicazioni e la fertilità. Sono questi in estrema sintesi i risultati di una revisione della letteratura realizzata da Alina Allen e Eileen Hay della Mayo clinic di Rochester, Minnesota, grazie a una ricerca dei lavori presenti nei database PubMed e Medline e pubblicata sulla rivista Alimentary pharmacology and therapeutics. «Anche se gli studi epidemiologici sulla cirrosi epatica nella popolazione femminile sono scarsi, si pensa che - rispetto a quanto si osserva negli uomini - nelle donne la patologia sia meno diffusa e la mortalità associata sia più bassa» esordiscono le autrici della revisione che poi spiegano però come il gentil sesso rappresenti circa il 40% dei casi di cirrosi negli Usa e il 38% dei soggetti presenti nelle liste di attesa per un trapianto.
«Anche se meno diffusa che negli uomini la cirrosi epatica femminile ha comunque un peso importante» spiegano le ricercatrici, che proprio per questa ragione hanno deciso di valutare le eventuali differenze nella malattia tra uomini e donne. E dai risultati dell’analisi emerge, in effetti, che tali differenze ci sono. «Abbiamo osservato che la pre-menopausa rappresenta un fattore protettivo per le donne dall’epatite C e dalla steatoepatite non alcolica, ma un fattore di rischio per la malattia legata all’abuso di alcol» affermano Allen e Hay che poi aggiungono «e nelle donne sono inoltre più comuni le osteopenie che devono essere trattate in modo attivo». Ma non è finita qui. Il fumo, soprattutto se combinato con l’alcol, rappresenta un fattore di rischio più forte per le donne che per gli uomini anche se la popolazione femminile ha meno probabilità di sviluppare un carcinoma epatocellulare.
E per quanto riguarda fertilità e gravidanza, dall’analisi è emerso che nel caso di malattia inattiva e compensata è possibile che la gravidanza vada a buon fine anche se resta ad alto rischio e richiede un’attenta valutazione dei rischi materni e fetali. Prima di concludere, le ricercatrici fanno anche un accenno alle liste trapianti negli Stati Uniti: «È necessario modificare le regole di assegnazione degli organi che attualmente privilegiano gli uomini rispetto alle donne, portando a un aumento dei tassi di mortalità femminile».
Aliment Pharmacol Ther. 2014 Nov; 40(10):1146-54. doi: 10.1111/apt.12974
Fonte: doctor33.it























