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Malattie autoimmuni

Gardini (EpaC): «Stop al razionamento dei farmaci contro l’epatite C»

«Il razionamento dei farmaci innovativi è riconducibile all'introduzione di un paradigma curativo inedito per il nostro Servizio sanitario nazionale ovvero “curare solo i malati più gravi”. Limitare a tempo indeterminato l’accesso alle cure innovative genera distorsioni e anomalie, come il turismo farmaceutico, ovvero pazienti che si recano in India, Egitto, Bangladesh per acquistare farmaci generici». Questo il parere del presidente di EpaC Onlus Ivan Gardini espresso nel corso dell’incontro “Epatite C in Italia, Identikit di una malattia in via di eradicazione”.

Per Gardini è «giunto il momento di gestire diversamente l'accesso ai farmaci, tramite l'abbattimento delle limitazioni di accesso pur mantenendo linee guida basate sull'urgenza clinica e sociale, lasciando al medico la possibilità di decidere chi curare prima».

Non dissimile il punto di vista di Stefano Fagiuoli, direttore Unità complessa di gastroenterologia, epatologia e trapiantologia ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo: «Ora che siamo in procinto di uscire da questa prima fase di urgenza, dobbiamo prepararci a riprogrammare l’accesso alle cure e stabilire altri parametri, riproducibili e etici, per fronteggiare una grande popolazione di pazienti con vari gradi di malattia. La possibilità di “differire” ossia ritardare l’inizio della terapia (informed deferral) potrebbe essere una strategia terapeutica con l’obiettivo di garantire un accesso graduale alle cure trattando i pazienti prima che sviluppino un quadro clinico grave».

A spingere per un trattamento tempestivo, secondo il direttore del Dipartimento di Medicina Specialistica e dei Trapianti d’Organo, Ospedale Maggiore-Università degli Studi di Milano Massimo Colombo c’è un altro aspetto: il long term-benefit. «Finora abbiamo trattato i pazienti in base alla gravità della malattia, tuttavia ci sembra ovvio che il beneficio clinico globale ottenuto da questi pazienti è spesso inferiore a quello che otterremmo curando giovani con malattia epatica iniziale. Rimane tra l’altro aperta questione dei benefici clinici relativa alla prevenzione o reversione dello scompenso, e la riduzione dei tassi di mortalità, trapianto e sviluppo di tumore epatico per i quali abbiamo a disposizione ancora dati molto limitati con i farmaci antivirali diretti in termini di campionatura e durata di osservazione».

Fonte: healthdesk.it

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