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Fotografato il virus responsabile dell'epatite C

Era invisibile. Ma ora una fotografia lo ha finalmente svelato. Il virus dell'epatite C, identificato nel sangue fin dal 1989, è stato osservato da un'équipe di ricercatori francesi assistiti da ingegneri e tecnici di microscopia elettronica dell'università di Tours.

Questo piccolo virus, come tutti quelli dell'epatite, infetta specificamente le cellule del fegato e le porta alla distruzione.

Per diffondersi, esso si nasconde nelle lipoproteine Vldl nel momento in cui queste ultime vengono secrete nel sangue dalle cellule epatiche: una strategia che permette al virus di sottrarsi alla vigilanza del sistema immunitario.

«Abbiamo smascherato un vero e proprio cavallo di Troia», sintetizza Éric Piver, medico e primo autore dello studio pubblicato sulla rivista Gut.

Generalmente, i virus vengono identificati attraverso gli anticorpi prodotti dall'organismo oppure grazie alla microscopia elettronica, come nel caso del virus dell'epatite B nel 1967 o di quello dell'epatite A nel 1977.

In compenso, il virus dell'epatite C è rimasto a lungo inaccessibile ai ricercatori, anche perché, fino al 2005, è stato impossibile coltivarlo in vitro. E anche una volta che i ricercatori sono riusciti nell'impresa, non è stato facile l'isolamento delle particelle virali. La chiave del successo è stata la messa a punto di una tecnica di isolamento di queste fragili particelle viro-lipidiche direttamente nella coltura in vitro. Una volta isolate, le particelle sono state ingrandite circa 600 mila volte dal microscopio elettronico e poi fotografate, rivelando al loro interno il virus.

La scoperta potrebbe accelerare la messa a punto di un vaccino: un'impresa che è stata ostacolata dal fatto che, oltre a utilizzare numerosi mezzi per sfuggire al sistema immunitario, il virus è molto variabile.

Nel mondo sono 180 milioni le persone infettate. Nuovi farmaci, come gli antivirali ad azione diretta, bloccano il meccanismo che consente al virus di moltiplicarsi a livello genetico, ma il loro costo è ancora un ostacolo al loro utilizzo su larga scala.

Un vaccino potrebbe essere una soluzione più accessibile.

Fonte: italiaoggi.it

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