Epatite C, il Tar obbliga a pagare
La sentenza concede 30 giorni al ministero della salute per provvedere
TRENTO. Aveva avuto bisogno di una serie di trasfusioni di sangue e plasma perché, vittima di un infortunio sul lavoro, aveva riportato dei traumi seri. Trasfusioni che però gli hanno anche «iniettato» l’epatite c. Con tanto di ministero della salute condannato a pagare poco meno di mezzo milione di euro a titolo di indennizzo. Solo che dopo il primo bonifico, da Roma (anzi dall’assicurazione) non è più arrivato nulla. E quindi il malato - assistito dall’avvocato Andrea Antolini - è dovuto ricorre al Tar. Che ha accolto la sua «posizione» e con la sentenza ha ordinato al ministero di provvedere, entro trenta giorni, al pagamento della somma rimanente, ossia poco meno di 120 mila euro a cui sommare gli interessi nel frattempo maturati. E si legge nella sentenza «nomina quale Commissario ad acta il Commissario del Governo per la Provincia di Trento, il quale provvederà - in caso di inutile decorso del termine assegnato al Ministero stesso - a porre in essere, nel termine indicato in motivazione, tutti gli adempimenti necessari per garantire l’esecuzione del giudicato».
L’operaio era rimasto vittima di un grave incidente sul lavoro. Aveva riportato gravi ustioni in tutto il corpo e per questo era stato trasferito all’ospedale di Verona. Qui era stato sottoposto a diverse trasfusioni. Non si rese conto subito di essere stato infettato, anche a causa dell’ampio periodo di latenza del virus.
L’operaio ha fatto l’amara scoperta solo nel 2003, quando venne ricoverato per un’insufficienza renale. Le analisi avevano messo in rilievo gli anticorpi dell’Hcv. Da quel momento ha avuto inizio una lunga battaglia legale per vedere riconosciute le responsabilità e il relativo indennizzo.
Fonte: trentinocorrierealpi.gelocal.it























