Epatite C, in stallo la trattativa per ridurre il costo dei nuovi farmaci. Esplode la protesta dei malati
L’accusa dei pazienti: “Tempi eccessivi per accedere alle terapie”. Riconoscono al Piemonte di essere stata la prima Regione ad attivarsi per individuare i centri abilitati alla prescrizione, ma rimarcano le difficoltà di accesso alle terapie. 
Le terapie rimandano ai nuovi, prodigiosi e costosissimi farmaci in grado di eliminare l’Epatite C cronica in oltre il 95% dei pazienti, liberandoli dall’ipoteca del trapianto di fegato. I limiti sono stati segnalati ieri dall’Associazione EpaC, la Onlus che dà voce a parte delle persone costrette a convivere con l’infezione. E questo, nelle stesse ore in cui a Roma Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, chiedeva all’Aifa, l’Agenzia nazionale del farmaco, di intervenire verso le case farmaceutiche per ricontrattare i costi dei nuovi prodotti sul mercato: «Più si abbasserà il prezzo e più aumenterà la platea degli assistiti».
I malati - quelli avviati a trattamento, quelli in attesa di cominciare la terapia e a maggior ragione quelli esclusi dai criteri fissati da Aifa per accedervi - sollecitano a fare di più. «In Piemonte sono stati messi in terapia circa 3 mila pazienti - lamenta Saverio Ventura, referente regionale EpaC -: un numero al di sotto delle reali potenzialità di un sistema sanitario che è sempre stato un punto di riferimento nella terapia dell’Epatite C».
Centri insufficienti, numero dei trattamenti variabile da una struttura all’altra, tempi di attesa eccessivi, burocrazia, stanziamenti inadeguati, sono alcuni dei problemi sottolineati: «A fronte di centri che si sono distinti per numeri di trattamenti avviati mensilmente, dalla Città della Salute con circa 60 all’Amedeo di Savoia con circa 40, ce ne sono altri che hanno realizzato 6-10 terapie al mese».
Stando all’indagine di EpaC soltanto i casi censiti nei centri autorizzati sono circa 6 mila: 2.500 pazienti avviati a trattamento; 1.250 rientranti nei criteri Aifa, basati sull’urgenza clinica, in attesa di iniziare la terapia (600 alla Città della Salute); 2.150 quelli esclusi dai criteri medesimi (500 alla Città della Salute, 600 all’Amedeo di Savoia). «Un paradosso - conclude Ventura -: i due terzi dei pazienti in carico alle strutture sono stati trattati o avviati al trattamento, ma dei malati in attesa circa la metà sono concentrati in un solo centro. Gli altri attendono negli altri centri, che avrebbero avuto tempi e strumenti per avviarli alle cure. A questi si aggiungono mensilmente nuovi pazienti. In Piemonte si può agire di più.
È quello che la Regione, al netto del sollecito di EpaC, cerca di fare (stando ai dati dell’assessorato, nel corso del 2015 e del 2016 sono stati avviati al trattamento circa 3.131 pazienti, di cui 1.589 nel 2016). La circolare inviata o ai dirigenti degli 11 Centri prescrittori punta a tre obiettivi: accelerare la disponibilità dei farmaci per le terapie, riallineare l’incidenza dei trattamenti al dato nazionale (oggi quello piemontese è inferiore), compensare la variabilità tra le strutture nel numero dei trattamenti avviati. Come? Non aumentandole ma favorendo la mobilità da una all’altra per permettere ad un maggior numero di malati l’accesso alle cure.
Fonte: lastampa.it























