Epatite C, 50 milioni in farmaci
Continua la spesa dell’Azienda ospedaliera per le “pillole d’oro” in grado di sconfiggere il virus dell’epatite C. Negli ultimi giorni via Giustiniani ha deliberato l’acquisto di un nuovo stock di farmaci per oltre 10 milioni di euro. La fornitura di medicinali servirà per curare 180 pazienti. Questa rappresenta solo una piccola parte degli investimenti che stabilirà la Regione nel corso del 2016 per il rifornimento di farmaci contro l’epatite C. Altre tranche sono attese a giugno, settembre e dicembre.
L’anno scorso l’Azienda ospedaliera di Padova ha sborsato in totale 40 milioni di euro per il trattamento di quasi 600 malati cronici. Sempre nel 2015, la spesa effettiva dell’Usl 16 è stata di quasi tre milioni di euro per la cura di 92 persone. «A parità di importo, quest’anno prevediamo di riuscire a curare almeno il 20% di pazienti in più», dichiara l’ingegner Emanuele Mognon, responsabile del Dipartimento per l’acquisto di beni e servizi dell’Azienda, «nel corso del 2015 le aziende farmaceutiche hanno prodotto, a prezzi diversi, altri tipi di farmaci composti da molecole differenti. Quindi oggi è possibile combinare farmaci meno costosi ed avere trattamenti altrettanto efficaci». Negli ultimi sei mesi del 2014, quando gli antivirali hanno iniziato ad arrivare in Italia, la spesa media massima per paziente in Veneto toccava i 37 mila euro. Oggi si è ridotta del 55%: la terapia per un paziente costa circa 15 mila euro. La cifra è costantemente in divenire perché cambia a seconda del mercato e delle decisioni di Aifa.
L’epatite C è un virus. Nei due terzi degli infettati dà origine a un’infezione cronica che infiamma il fegato, causando insufficienza epatica, cirrosi e carcinoma epatocellulare. Molti pazienti finiscono in lista di attesa per un trapianto e alcuni arrivano alla morte. I nuovi superfarmaci colpiscono direttamente i componenti del virus, inibendone il processo di replicazione e facendo quindi guarire definitivamente il paziente. L’acquisto delle pillole salvavita sta però mettendo in crisi tutti i sistemi sanitari del mondo. «È una situazione della quale non abbiamo esperienze precedenti», specifica Mognon, «Da questo punto di vista, la Regione concorda con i medici specialisti i parametri di appropriatezza per l’accesso alle cure. Più volte all'anno vengono aggiornati i volumi di pazienti da trattare e i relativi finanziamenti. L’acquisto dei farmaci per l’epatite C non rientra nel tetto primario di spesa farmaceutica assegnato alle singole aziende sanitarie, è un fondo a parte. Come detto, è la Regione che decide quanto investire ed erogare. Di fatto però questa spesa contribuisce comunque al risultato finale del bilancio aziendale: se un’azienda sanitaria fa un acquisto non appropriato, aumenta il disavanzo di bilancio. L’Azienda ospedaliera finora è rientrata nei tetti di performance previsti dalla Regione, non abbiamo mai sforato il volume di pazienti da trattare».
Fonte: mattinopadova.gelocal.it























