Duemila casi gravi di epatite C in Piemonte, appello al governo per il superfarmaco
L'assessore Saitta: "Ci vuole un bando nazionale per produrre un generico a prezzo calmierato"
Sono duemila, i casi più gravi, i pazienti trattati con il superfarmaco contro l’epatite C in Piemonte, su un potenziale di circa 35mila persone malate. A tutti questi, e al loro diritto alle cure, pensa l’Ordine dei medici di Torino, che ora chiede al ministero di produrre come generico il sofosbuvir, il farmaco da 37mila euro a ciclo. Una spesa che sarebbe assolutamente insostenibile, visto che soltanto con i duemila casi trattati finora, dalle casse della Regione sono usciti in poco più di un anno 50 milioni di euro stimando un prezzo medio per ciclo di 25mila euro. Una spesa indicativa, spiega il direttore regionale della farmaceutica Loredano Giorni, "considerato che le trattative sul prezzo con le aziende farmaceutiche sono secretate e vengono praticati sconti".
Soltanto alla Città della Salute la spesa è di 28 milioni di euro, sconti inclusi, per il trattamento di 700 pazienti, a cui si aggiungono altre 200 persone per i quali è stato completato il trattamento. "Le liste d’attesa c’erano fino allo scorso anno — dice Antonio Scarmozzino, direttore sanitario della Città della super azienda di Torino sud — ma da mesi ormai riusciamo a trattare tutti i casi che rientrano nelle indicazioni previste dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, che ha stabilito i criteri di accesso alle cure. Ogni settimana inseriamo circa venti casi. Chi non rientra nei parametri viene inviato a tornare per i controlli e, se le visite successive indicano un peggioramento delle condizioni, si comincia il trattamento".
Secondo una prima stima, potrebbero essere 35-40 mila i pazienti piemontesi a cui è stata diagnosticata l’epatite C. Il farmaco utilizzato in Piemonte non è soltanto il sofosbuvir prodotto dall’americana Gilead. Altri superfarmaci, con costi inferiori, sono prodotti da Jansen e Harvoni. "È il medico a scegliere il trattamento che ritiene migliore per il singolo caso", chiarisce il direttore regionale della farmaceutica. L’assessore alla Sanità regionale Antonio Saitta ricorda che il Piemonte assicura una copertura di cure superiore a quanto viene erogato dal ministero della Salute ma non ritiene che sia il caso di bandire una gara regionale: "Penso che la strada migliore sia quella di un bando a livello nazionale", dice. La Regione Toscana, ricorda Saitta, nel 2015 ci aveve provato, partendo dal principio che tutti i pazienti malati dovessero essere trattati. Circa 30 mila persone in Toscana. Allora, era stato proprio Giorni a condurre l’iniziativa insieme con il presidente della Regione Enrico Rossi. Il risultato era stato una pioggia di ricorsi che aveva bloccato sul nascere una strada innovativa che avrebbe potuto dare una svolta al tema complesso del diritto di accesso di tutti i malati alle cure.
Fonte: torino.repubblica.it























