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Risposta alla interrogazione parlamentare 5-02428 D'Incecco: Inserimento nei livelli essenziali di assistenza delle epatiti con particolare riferimento all'HCV

TESTO DELLA RISPOSTA

La 63a Assemblea Mondiale della Sanità, tenutasi nel maggio 2010, concernente le Epatiti virali, ha riconosciuto le epatiti B e C come un rilevante problema di sanità pubblica. L'Organizzazione Mondiale della Sanità persegue, principalmente, l'obiettivo di rinnovare l'impegno dei Governi e la consapevolezza della popolazione, allo scopo di affrontare, attraverso azioni sinergiche ed un approccio integrato, i problemi di Sanità Pubblica correlati alle epatiti virali B e C e stimolare ulteriori attività di controllo e prevenzione.

Le epatiti B e C costituiscono, anche nel nostro Paese, un importante problema per la sanità pubblica, non solo per la frequenza, ma anche per l'alta percentuale di casi clinicamente non manifesti, che rappresentano una importante fonte di contagio; per l'elevata percentuale di cronicizzazione dell'infezione, che può portare ad un danno epatico più severo, quale la cirrosi ed il carcinoma epatocellulare; per l'elevato numero di morti ad esse correlabili; nonché per il rilevante impatto sociale dell'infezione a causa degli innegabili danni psicologici ed alla vita di relazione, cui molti pazienti vanno incontro e, non da ultimo, per gli ingenti costi, diretti ed indiretti, della malattia.

Nel nostro Paese, inoltre, ha un notevole impatto – in termini sia di perdita di salute e qualità di vita, per i soggetti colpiti e i loro familiari, sia di impegno di risorse sanitarie – l'emersione delle sequele croniche in soggetti che hanno contratto le infezioni da virus delle epatiti B e C, a partire dagli anni ’60. Ciò è particolarmente evidente per l'HCV, per il quale è disponibile un test diagnostico dal 1990, ma non è ancora disponibile un vaccino, e che evolve in forme croniche di malattia più rapidamente e frequentemente che l'epatite da virus B.

La prevalenza delle epatiti B e C nel nostro Paese non è ben delineata, poiché l'attuale sistema di notifica delle malattie infettive prevede la segnalazione solo dei nuovi casi di epatiti virali acute, cioè clinicamente manifeste, che rappresentano una quota parziale della «punta dell'iceberg epatiti virali». Solo a partire da una maggiore conoscenza del fenomeno si potrà quantificare l'impegno richiesto dall'assistenza sanitaria di una parte non trascurabile della popolazione, rappresentata dai pazienti epatopatici, e programmare i necessari e disponibili interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria della malattia.

È per questi motivi che, con decreto dirigenziale del 6 luglio 2012, è stato istituito, presso il Ministero della salute, il Gruppo di lavoro per la prevenzione delle epatiti, con il compito di individuare strategie coerenti con le indicazioni fornite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, in merito alla prevenzione delle epatiti e delle loro sequele, da implementare nel nostro Paese.

Il lavoro del Gruppo ha completato un documento, denominato «Piano Nazionale per la lotta alle Epatiti Virali da virus B e C (PNEV)», che è il primo documento Pag. 233nazionale sull'argomento, nel quale sono indicate cinque linee di indirizzo dedicate alla:

  • Epidemiologia;
  • Prevenzione;
  • Sensibilizzazione, Informazione e Formazione;
  • Cura, Trattamento e Accesso;
  • Impatto Sociale), per ciascuna delle quali si prevede il raggiungimento di più obiettivi, nel breve, medio e lungo termine.

L'attività da implementare a tal riguardo prevedono il coinvolgimento delle Istituzioni, a tutti i livelli (nazionale, regionale, locale), delle Società scientifiche e delle Associazioni dei pazienti, con la conduzione di studi epidemiologici e clinici, i cui risultati potranno orientare i contenuti di documenti, disciplinari, linee guida su tali patologie. Gli obiettivi della quinta linea di indirizzo (Impatto Sociale), inoltre, prevedono proposte di modifiche ad articoli di vigenti normative, con la finalità di facilitare l'accesso alle cure da parte dei pazienti epatopatici e la «compliance» al trattamento.

Le attività del Piano potrebbero ragionevolmente concludersi in un periodo medio di 24 mesi. Tuttavia, essendo il raggiungimento di alcuni obiettivi propedeutico a quello di altri, le attività del piano dovranno essere intraprese almeno in 2 fasi.

Per completezza, si aggiunge che, ad oggi, nell'elenco delle malattie croniche e invalidanti allegato al decreto ministeriale n. 329 del 1999 è inclusa l’«Epatite cronica (attiva)» e sono indicate le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale erogabili in regime di esenzione per il trattamento e il monitoraggio della malattia e per la prevenzione delle complicanze

Fonte: camera dei deputati

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