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Le malattie del fegato dipendono da comportamenti scorretti

Alimentazione disordinata, abuso di alcol, sedentarietà. Le malattie del fegato dipendono da comportamenti scorretti che, gradualmente, possono portare a forme come obesità, steatosi epatica, cirrosi e, spesso, tumore.

Sono alcuni dei temi che verranno affrontati a Londra, in occasione dell’International Liver Congress in programma fino al 26 giugno, insieme ai ricercatori dell’Università Cattolica del campus di Roma.
Un appuntamento che, per cinque giorni, permetterà a specialisti di ogni provenienza di tenere alta l’attenzione sulle malattie epatiche e le loro cause.

Ammontano a oltre 200 le patologie provocate da un eccessivo consumo di alcol, una cattiva abitudine che rappresenta la prima causa di disabilità nella fascia d’età tra i 25 e i 49 anni, nonché di decesso per gli under 25.

Il fegato è l’organo più danneggiato, ecco perché è fondamentale tenere il paziente con malattia epatica lontano dalla bottiglia. L’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro ha inserito l’alcol nella classifica dei cancerogeni certi, così come il fumo. E conseguenze ci sono anche a livello intestinale, con l’alterazione del microbiota da cui deriva lo sviluppo di batteri patogeni che si diffondono nella circolazione del sangue e, quindi, nel fegato, dove i microrganismi vanno ad aggravare la patologia epatica in questione.

Che le malattie del fegato dipendono da comportamenti scorretti è confermato poi dal fatto che proprio la steatosi epatica non alcolica (nota anche come “fegato grasso”) è la prima causa di patologia cronica del fegato e, nel giro di qualche anno, diventerà anche la principale indicazione al trapianto. I fattori di rischio per il peggioramento della salute dell’organo, in assenza di danno da alcol, sono l’eccessiva alimentazione, l’abuso di fruttosio industriale, la vita sedentaria, il diabete e il sovrappeso unito, successivamente, all’obesità. Basti pensare che la steatosi epatica è presente nel 20-30% della popolazione generale, con il 70% degli obesi e oltre l’80% dei diabetici che ne sono affetti.

Fonte: epateam.org

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