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Grazie alla tecnica della perfusione normotermica il fegato può "durare" fuori dal corpo per almeno 72 ore. In questo modo è possibile estendere notevolmente il tempo per trovare un ricevente idoneo

Nei trapianti d'organo il tempo è tutto. Riuscire ad impiantare da donatore a ricevente nel minor tempo possibile è fondamentale per preservare la funzione dell'organo, pena la perdita del prezioso elemento. Complice però lo sviluppo di nuove tecniche di preservazione degli organi, dalle poche ore disponibili per effettuare il trapianto si potrà arrivare addirittura a diversi giorni prima di trovare un ricevente.

Un esempio? Grazie alla perfusione normotermica un fegato è stato trapiantato ben 3 giorni dopo il prelievo senza alcun danno. Un risultato storico -quanto ottenuto porterà ad un aumento degli organi disponibili al trapianto- raccontato sulle pagine della rivista Nature Biotechnology.


DAL GHIACCIO A 37 GRADI

Sino a qualche anno fa la conservazione convenzionale di un fegato da trapiantare consisteva nel lavaggio del fegato con una soluzione speciale di conservazione, nel suo raffreddamento e nella successiva conservazione in una ghiacciaia prima di essere trapiantato nel ricevente. Un metodo ancora in uso che però in alcuni casi può arrivare a danneggiare il fegato compromettendo così l'esito del trapianto.

Ecco perché nel tempo la ricerca ha messo a punto nuove tecniche in grado di preservare al meglio l'organo. Una di queste è la perfusione normotermica, un approccio che consente una volta prelevato l'organo di trattarlo con ossigeno e sostanze nutritive a temperatura controllata -a 37 gradi- in modo tale da simulare il più possibile l'ambiente fisiologico. Una tecnica che in questi anni si è dimostrata migliore del "metodo classico" sia nel preservare il fegato sia nel migliorare la funzionalità epatica dopo il trapianto.


DA 12 ORE A 3 GIORNI

Un altro grande limite della conservazione classica in ghiaccio è la durata dell'organo. Una volta prelevato deve essere necessariamente impiantato entro 12 ore, una finestra temporale molto breve in cui cercare il ricevente e programmare l'operazione.

Dodici ore che limitano notevolmente le possibilità che ogni fegato prelevato possa essere trapiantato con successo. Con la perfusione normotermica però tutto cambia: nello studio pubblicato su Nature Biotechnology i ricercatori del Politecnico Federale di Zurigo hanno descritto il caso di un fegato trapiantato tre giorni dopo il prelievo. Il ricevente, una persona con tumore del fegato in attesa di trapianto, ha ricevuto il nuovo organo e nel giro di pochi giorni è stato dimesso senza alcun problema post-operatorio.



AUMENTARE GLI ORGANI TRAPIANTABILI

Quanto ottenuto rappresenta una svolta nel campo dei trapianti di fegato. Ogni anno sono centinaia le persone con cirrosi epatica che vanno incontro a decesso nell'attesa di un trapianto. L'utilizzo di questa tecnica, estendendo notevolmente la finestra temporale sull'utilizzo dell'organo, potrebbe consentire di aumentare notevolmente il numero di organi utilizzabili.

Ma c'è di più: grazie alla perfusione normotermica è possibile cercare di "mettere a nuovo" anche quei fegati danneggiati dall'accumulo di grasso a livello epatico e dunque non trapiantabili. Recentemente è stato dimostrato che l'utilizzo della tecnica, unito alla somministrazione di un cocktail di farmaci e all'uso di un filtro capace di rimuovere il grasso, ha trasformato un fegato con steatosi epatica in un fegato potenzialmente trapiantabile.


Fonte: fondazioneveronesi.it


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