Epatite C, Pani al Senato: “Grazie ad Aifa 2,5 miliardi di risparmi in due anni”
Il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, in audizione alla Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama, spiega i vantaggi della strategia negoziale centrale sui prezzi e mette in evidenza “enormi differenze regionali”. La settimana scorsa era stato sentito il governatore toscano Rossi.
Nei prossimi due anni sarà possibile risparmiare 2,5 miliardi di euro per l’acquisto dei farmaci innovativi anti-epatite C grazie alla strategie negoziale centrale sui prezzi condotta dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Una modalità, quella scelta dall’ente regolatorio, che ha già consentito di ridurre la spesa di 130 milioni di euro nei primi sei mesi del 2015 e che, alla fine, porterà a un risparmio complessivo di circa il 22%. È questo, in sintesi, il dato più importante che il direttore generale dell’agenzia, Luca Pani, ha riferito oggi in audizione alla Commissione Igiene e Sanità del Senato in merito alle trattative confidenziali condotte con le aziende produttrici sui prezzi dei super farmaci in grado di eradicare l’infezione da Hcv. “Siamo stati accusati – ha aggiunto Pani – di aver sbagliato strategia, mentre consideriamo questa una delle migliori strategie a livello europeo e mondiale, che ha consentito all’Italia di conseguire prezzi effettivamente inferiori per il Servizio sanitario nazionale (Ssn)”.
Gli italiani in cura con in nuovi farmaci sono poco più di 14 mila. Un numero in crescita, ma ancora lontano dalla ipotetica platea di 50 mila pazienti gravi che ne avrebbero bisogno. E questa non è l’unica criticità: esistono, infatti, “enormi differenze per quanto riguarda la distribuzione regionale”. Le Regioni del Nord – ha spiegato Pani – hanno meno casi e meno persone infette, ma sono anche quelle che hanno più facile accesso alle cure e, di conseguenza, ai rimborsi dovuti al meccanismo di risparmio prezzo-volume”, ovvero più malati curati, più risparmi. L’Emilia Romagna, ad esempio ha già avuto 6 milioni di euro di rimborsi, la Lombardia 10 milioni, il Veneto 1,4, la Toscana 3,1. E ancora, 3,2 milioni la Campania, 4,2 il Lazio, 7,5 la Puglia. Sardegna e Sicilia, invece, solo poco più di 500 mila euro.
I commenti
Contro la disomogeneità nell’accesso alle cure punta il dito la senatrice Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità, parlando di situazione “drammatica”. Il rischio – spiega la parlamentare Pd – è che le chances di cura e guarigione dipendano dal posto in cui si vive. “La politica dovrà agire – afferma – per omogeneizzare e dare pari opportunità ai cittadini”.
Sui tempi d’accesso alle cure si concentra il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri (Cri), chiedendo il perché “di un avvio così lento dei trattamenti”. “Davanti a una proposta terapeutica che ha sconvolto l’attività farmacologica e consente la guarigione di una malattia che fino a ieri conduceva la morte”, argomenta il senatore, “cosa possiamo fare per dare una risposta più adeguata, scongiurando il rischio che si aprano corridoi personali che portino al pagamento privato da parte dei pazienti?”.
A chiedere più trasparenza sulle trattative in merito ai prezzi è la senatrice Pd, Nerina Dirindin: “In tempi in cui la trasparenza è un grande principio cui uniformarsi – dice – la negoziazione secretata su prezzo con cui il Servizio sanitario nazionale acquista dalle aziende i nuovi farmaci contro l’epatite C è un vulnus grave, a maggior ragione se abbiamo negoziato bene. Un’istituzione, quando negozia coi soldi dei contribuenti deve dire pubblicamente come lo ha fatto.
Il caso Toscana
L’audizione di Pani arriva a una settimana di distanza da quella del governatore della Toscana, Enrico Rossi, che a maggio aveva annunciato l’intenzione di somministrare gratuitamente i farmaci salvavita a tutti i pazienti toscani. Durante l’audizione in Commissione, Rossi ha parlato di “atteggiamenti oppositivi da parte delle aziende farmaceutiche” invitate a partecipare alla gara di evidenza pubblica per l’acquisto dei farmaci. E poi ha espresso perplessità in merito alle strategie adottate da Aifa e ministero della Salute: “E’ stato escluso dal trattamento con oneri a carico del sistema pubblico circa il 90 % dei pazienti affetti da epatite C. Anche al netto di considerazioni di carattere etico, questo approccio non consente l’eradicazione della malattia. Per questo la Regione Toscana ha deciso di assumere un’iniziativa volta ad integrare le prestazioni assicurate dall’Aifa”, ha spiegato Rossi ai senatori.
In Regione la prima gara per l’acquisto dei farmaci era andata deserta. Alla seconda, invece, si è presentata soltanto un’azienda (Abbvie) con una richiesta che si aggira sui 27 mila euro a trattamento, per una spesa complessiva a carico della Toscana intorno ai 700 milioni di euro. Una cifra dieci volte più grande rispetto a quella che Rossi a maggio aveva indicato come sostenibile.
Fonte: aboutpharma.com























