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Epatite C: mercato parallelo, criminalità e costi per l’Italia, il quadro completo

L’arrivo sul mercato globale dei farmaci contro l’epatite C, con un processo parziale che sta permettendo alle nuove soluzioni di diffondersi attraverso i diversi sistemi sanitari, sta smobilitando e mutando l’intero assetto farmaceutico globale, europeo in particolare, con diverse tematiche a cura del Ministero della Salute che oltre a valutare il prezzo, per il quale sono in atto le contrattazioni e la decisione finale verrà comunicata il 19 Giugno, dovrà stare attento ad un’ampia sfera di complicazioni correlate, tra le quali spiccano criminalità, farmaci contraffatti, acquisto online e spending review.

Andando per gradi, uno dei problemi principali legati ai nuovi farmaci per l’epatite C sarà certamente il prezzo, attualmente il sofosbuvir, prima cura priva d‘interferone e ribavirina con risultati dopo 12 settimane di trattamento, vanta un costo di 60 mila euro per tre mesi, prezzo in salita col trattamento triplice con simeprevir e ledipasvir, che vantano un costo diretto elevato ma vantaggi nel lungo termine nella prevenzione, trattamento, cura e persino trapianti dei cronicizzanti, in particolare coi i casi di cirrosi e tumori derivati da epatite C. Tali aspetti incidono sul mercato parallelo, sia come parallel trade ufficiale che in nero, dando vita ad i primi fenomeni di acquisti, registrati sia presso le farmacie di San Marino che dell’India, quest’ultima con appoggio sul sistema sanitario Canadese, preoccupando ovviamente gli addetti ai lavori.Il rischio, in particolare ricorrendo, vista la lontananza, ad acquisti su siti online, riguarda ovviamente la sicurezza, non avendo certezza, viste le differenti normative, di cosa alla fine il paziente riceva, se il farmaco richiesto, uno diverso oppure un farmaco contraffatto.

A tali problemi si sommano i rischi derivati dal prezzo italiano, in base alle strategie condotte dal Ministero della Salute, basti pensare come qualora il costo sia proibitivo, all’orizzonte pare siano pronti strozzini e criminalità organizzata per la fornitura dei farmaci per l’epatite C ai bisognosi in cambio ovviamente di pagamenti dilazionati, con margini d’interesse pericolosi, oppure, qualora si ottenga un costo contenuto, si potrebbe assistere a furti frequenti per l’esportazione verso mercati più remunerativi.Rischi complessi che Lorenzin starebbe valutando assieme alla spending review, visti i vantaggi che i nuovi farmaci avrebbero sul sistema sanitario a lungo termine ma anche il peso immediato viste le percentuali di malati di epatite C in Italia pari al 70% dei cronici europei, con una spesa complessiva che dovrebbe toccare quota 2 o 3,5 mld di euro. La partita è appena aperta, il 19 Giugno il quadro dovrebbe esser più nitido.

Fonte: quellichelafarmacia.com

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