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Epatite C, già trattati 394 pazienti «Estendere uso compassionevole»

«Sofosbuvir sia somministrato anche ai pazienti in lista di attesa per un trapianto di fegato con un carcinoma trattabile». I malati: pronti a gesti clamorosi

Sono 394 i malati di epatite C che hanno ricevuto il trattamento per uso compassionevole con sofosbuvir, il nuovo farmaco in grado di eliminare il virus in oltre il 90% dei casi in 12-24 settimane. E ora l’Agenzia italiana del farmaco chiederà un allargamento del numero di pazienti che ne hanno diritto. Lo ha affermato il direttore generale dell’Aifa, Luca Pani. «Sono 1.200 i pazienti immediatamente gestibili - ha spiegato -. Aifa intende però chiedere alla propria Commissione tecnico-scientifica di allargare l’uso compassionevole anche ai pazienti con carcinoma trattabile che siano in lista per il trapianto. L’Agenzia può fare la proposta, poi è la Cts a dover decidere».

Network di 14 Paesi europei
La trattativa sul prezzo del farmaco, ha detto ancora Pani, si è interrotta su richiesta dell’azienda produttrice (la californiana Gilead). «L’azienda ha chiesto un rinvio al 29 settembre per valutare gli impatti farmaco-economici di una scala di trattamenti che non era di poche migliaia o poche decine di migliaia di pazienti, ma diverse centinaia di migliaia, e questo cambia le valutazioni di impatto». L’Italia fa parte di un network di 14 Paesi europei che collaboreranno per la contrattazione. «Siamo il Paese leader di questa alleanza - ha affermato Pani -. Noi negoziamo con l’azienda dicendo che possiamo accettare il prezzo medio europeo di 37mila euro, ma questo significa che per trattare 20mila pazienti dobbiamo affrontare un costo complessivo di 740 milioni di euro in un anno. Si può fare tutto, ma poi gli altri 200mila pazienti?».

«I pazienti sono terrorizzati»
Intanto però è stata una vera e propria doccia fredda per migliaia di pazienti in attesa la decisione della Gilead di congelare per tre mesi le trattative sul prezzo in Italia. Dalla frustrazione, afferma l’associazione EpaC Onlus, si è passati alla rabbia, con i malati pronti a iniziative «clamorose» pur di avere la terapia. Al momento il farmaco è a disposizione gratuitamente in forma compassionevole per un numero ristretto di pazienti molto gravi, ma in attesa ci sono decine di migliaia di persone escluse dai programmi per età o perché non abbastanza critici, oltre alle centinaia di migliaia di infetti che devono ancora arrivare alla cirrosi o al tumore del fegato. «La scienza insegna che esiste un punto di non ritorno nella malattia avanzata di fegato oltre il quale, anche se si guarisce dall’infezione, il decorso non cambia e la malattia progredisce fino alle sue nefaste conseguenze - scrive l’associazione -. I pazienti lo sanno e sono terrorizzati. Chi non lo sarebbe?».

Negli Usa il ciclo costa 84mila dollari
La terapia con il sofosbuvir è stata approvata dalle agenzie regolatorie mondiali. Negli Stati Uniti costa circa 84mila dollari a paziente (61mila euro) e a pochi mesi dall’approvazione ha sfondato tutti i record di spesa per le assicurazioni private. La questione del prezzo è stata affrontata anche da Ron Wyden e Charles Grassley, presidente e membro della commissione Finanze del Senato statunitense, che hanno chiesto spiegazioni dettagliate sia sulle spese sostenute per la ricerca e sviluppo del farmaco, sia sui diversi prezzi praticati nei vari Paesi e sulle modalità con cui sono stati stabiliti. Anche al di qua dell’Atlantico si stanno mobilitando le istituzioni, con il ministro della Salute francese Marisol Touraine che ha annunciato in un’intervista la nascita dell’alleanza tra 14 Paesi europei per scambiarsi informazioni e collaborare nella contrattazione del prezzo, che però può essere fatta soltanto da ciascun Paese singolarmente. «Se accettiamo prezzi così alti - ha affermato -, da una parte non saremo in grado di curare tutti, e dall’altra metteremo in pericolo i nostri sistemi sanitari».

I malati promettono iniziative clamorose
Se Germania e Gran Bretagna hanno già contrattato il prezzo, molto vicino a quello statunitense, forti del relativamente scarso numero di casi, l’Italia, che ha la maggior parte dei casi rispetto agli altri membri Ue (alcuni esperti stimano oltre un milione), non può permettersi di sborsare cifre così alte. Da qui la lunga trattativa tra Aifa e Gilead, che doveva portare a una soluzione in tempi brevi. Così non è stato. «EpaC onlus sta attivando le procedure di mobilitazione con iniziative clamorose nei confronti dell’industria farmaceutica e del Ministero della Salute - affermano i pazienti italiani, che hanno chiesto un incontro con il ministro Lorenzin -. Ci sono in ballo migliaia di vite umane, esiste una diritto alla cura: non è più possibile aspettare e mantenere un clima di incertezza».

Lorenzin: stiamo lavorando
In un’intervista al Mattino, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha parlato anche dei nuovi farmaci per la cura definitiva dell’epatite C: «Stiamo lavorando per assicurarli gratis a chi è affetto da questa grave malattia. Il Sistema sanitario dovrebbe farsene carico, ma in questo momento si sta ancora trattando sul prezzo». «Diverse case farmaceutiche gestiscono questa importante scoperta. Abbiamo trattative in corso, ma il problema è europeo - prosegue il ministro -. Lo ha sollevato la Francia, chiedendo un tavolo europeo per poter affrontare i costi. Ci sono un milione e mezzo di persone in Italia con l’epatite C, altre sono infette. Per il 2016 dovremo risolvere il problema. Come noi, ci stanno lavorando tutti i Paesi europei e anche gli Stati Uniti».

Fonte: corriere.it

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