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Malattie autoimmuni

Epatite Autoimmune dopo il trapianto di fegato: i fattori di rischio

Individuare i fattori di rischio e la probabilità di epatite autoimmune dopo il trapianto di fegato. È quello che ha cercato di fare uno studio multicentrico pubblicato sul Journal of Hepatology, compiendo un importante passo in avanti verso una possibile prevenzione di questa condizione poco comune.

Parliamo di un disturbo molto raro, con una procedura chirurgica, almeno negli Stati Uniti, piuttosto rara visto che ne sono state praticate 9236 nel corso del 2021. Solo una percentuale ridotta di queste operazioni avviene a causa dell’epatite autoimmune (AIH).

Secondo la National Organization for Rare Disorders, ogni anno circa 1-2 persone su 100.000 in tutto il mondo ricevono una diagnosi di AIH.

Questa malattia è caratterizzata da una risposta autoimmune contro le cellule sane del fegato, che causa cirrosi, insufficienza epatica e persino la morte. Una parte dei pazienti affetti da AIH riceve un trapianto di fegato per trattare la malattia in fase avanzata e l’AIH si ripresenta in una parte di questi individui. Tuttavia, si sa poco di questi pazienti e dei fattori che possono aumentare la possibilità di recidiva o di prognosi dopo la ricomparsa della malattia.

Per trovare le risposte, i ricercatori hanno raccolto i dati di 736 pazienti affetti da AIH provenienti da 33 centri medici in Nord e Sud America, Asia ed Europa, sottoposti a trapianto di fegato tra il 1987 e il 2020 per trattare la loro malattia. L’AIH si è ripresentata in 147 di questi pazienti dopo il trapianto.

I risultati dello studio hanno rivelato una serie di fattori di rischio che aumentano le probabilità di recidiva di epatite autoimmune dopo il trapianto di fegato, tra cui l’età inferiore ai 42 anni al momento del trapianto, l’uso del farmaco immunosoppressore micofenolato mofetile, il mismatch di sesso tra donatore e ricevente(quando il donatore era una donna e il ricevente un uomo, o viceversa) e un’aumentata quantità di immunoglobuline IgG presenti nel sangue prima dell’intervento.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’epatite autoimmune ricorrente influisce sulla sopravvivenza: mentre il 93% dei pazienti senza AIH è sopravvissuto almeno cinque anni dopo il trapianto, solo l’81% dei pazienti che hanno sviluppato questa condizione lo ha fatto.

I risultati dello studio possono aiutare i medici a consigliare i pazienti affetti da AIH su cosa aspettarsi dopo il trapianto di fegato, a identificare quelli ad alto rischio di sviluppare una malattia ricorrente e a personalizzare meglio le cure per chi si è sottoposto a intervento per l’epatite autoimmune.

Fonte: epateam.org

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