Nelle aree endemiche si trapiantano organi con epatite B
Da quando il trapianto di fegato si è definitivamente affermato come il trattamento terapeutico d’elezione per i pazienti con malattia epatica in fase terminale la comunità di trapianto continua ad affrontare le sfide più ardite per fronteggiare l’aumento della domanda e compensare l’insufficiente disponibilità di organi (Pomfret EA, et al: Solving the organ shortage crisis: The 7th annual American society of transplant surgeons’ state-of-the-art winter symposium. Am J Transplant, 2008).
In Asia la principale alternativa per espandere le opportunità di trapianto è rappresentata dalla donazione da vivente.
Tuttavia, più che in altri Paesi occidentali, in Asia, e in particolare a Taiwan, si registra un’alta incidenza di soggetti HbsAg positivi tra la popolazione generale e quindi anche tra i donatori (Liu CJ, et al. Epidemiology of HBV infection in Asian blood donors: emphasis on occult HBV infection and the role of NAT. J Clin Virol, 2006).
Quest’analisi retrospettiva descrive come il trapianto di fegato da portatori cronici di HBV senza progressiva malattia epatica possa rappresentare un risorsa fruibile per espandere il pool di organi utilizzabili nel trapianto.
In letteratura sono ampiamente riportati casi di trapianto di fegato da donatori anti-core positivi (HBcAb +) con risultati promettenti (Donataccio D, et al: Use of anti-HBc positive allografts in adult liver transplantation: Toward a safer way to expand the donor pool. Transpl Int. 2006), anche se tali esperienze in riceventi HBV-naïve hanno dimostrato un più alto rischio di infezione de novo in assenza di profilassi antivirale efficace (Cholongitas E, et al: Liver grafts from antihepatitis B core positive donors: A systemic review. J Hepatol, 2010).
Nonostante questi studi l’esperienza di utilizzo dei fegati HBsAg-positivi rimane bassa e nel trapianto da vivente è ancora più rara (Franchello A, Ghisetti V, Marzano A et al: Transplantation of hepatitis B surface antigen–positive livers into hepatitis B virus – positive recipients and the role of hepatitis delta coinfection. Liver Transpl, 2005).
Ciò è verosimilmente dovuto alla forte preoccupazione di riattivazione del virus dell’HBV.
Tuttavia, come detto, la maggior parte dei pazienti in Asi è portatrice cronica di HBV e, in situazioni di emergenza, le probabilità di ottenere organi da donatori cadavere sono molto basse.
Gli autori quindi riportano la loro esperienza di 14 trapianti di fegato da vivente con organi di donatori HBsAg-positivi, eseguiti dal novembre 2009 al dicembre 2013 per varie indicazioni.
Tutti i donatori erano portatori cronici di HBsAg con normali test di funzionalità epatica. Il follow-up è stato di 46 mesi (range, 35-59). Sia i donatori sia i riceventi hanno recuperato bene dopo l’intervento e senza riattivazione del virus. Due riceventi sono deceduti a causa di recidiva extra-epatica di HCC. Al follow-up mediano di 46 mesi la sopravvivenza cumulativa a 4 anni dei riceventi è stata del 77,38%.
Pertanto, l’inclusione di donatori HBsAg positivi nel trapianto di fegato da vivente è considerata dagli autori una scelta saggia, purché gli stessi non abbiano progressione della malattia epatica.
In particolare, in base alla loro esperienza, raccomandano che per ritenere un soggetto HBsAg positivo sicuro per la donazione, è necessario che sia: negativo per HBeAg, che non ci sia reattività anti-HBe, che non siano rilevabili livelli di HBV-DNA e che sia presente un normale profilo di funzione epatica prima dell’intervento.
Giungono quindi alla conclusione che nelle aree endemiche ad alta prevalenza del virus B gli organi di donatori HBsAg positivi possono essere utilizzati in modo efficace sotto immunoprofilassi virale.
Fra l’altro, la stessa riattivazione della malattia virale non sembra essere una minaccia anche grazie al ruolo redditizio di un regime HBIG-libero nei riceventi HBsAg-positivi cronici.
Insomma, con il 77,38% di sopravvivenza dei riceventi a 4 anni, lo studio dimostrerebbe che tutto questo è fattibile e con buoni risultati.
Sono tuttavia necessari ulteriori e più ampi studi per rafforzare ulteriormente la sicurezza dei donatori e i risultati dei trapianti effettati utilizzando organi con queste caratteristiche.
Bibliografia Jeng LB, Thorat A, Yang HR, Peng CY, et al. Successful use of hepatitis B surface antigen-positive liver grafts – an effective source for donor organs in endemic areas: a single-center experience. Ann Transplant. 2015;20:103-11.
Fonte: trapianti.net

























